Scalas: con le nostre idee al tavolo del centrodestra

Fortza Paris verso le regionali: vertenza entrate la priorità

Fortza Paris punta dritto verso le elezioni regionali con la prua verso il centrodestra, ma «al tavolo parteciperemo portando le nostre idee». Gianfranco Scalas, presidente del partito, si prepara alla campagna elettorale con la vertenza entrate e le infrastrutture in cima alla lista delle emergenze.

Vi state muovendo con largo anticipo?
«Siamo in dirittura d’arrivo. Abbiamo fatto una grande scrematura per le liste dei candidati».

Lei sarà in corsa?
«No, perché posso dare il mio contributo anche da alfiere».

Una persona in meno nel toto-nomi.
«In questo periodo fioccano i candidati presidenti e anche noi potremmo segnalare alcune persone del nostro partito, competenti e capaci. Il problema è trovare la squadra e il progetto da mettere nelle mani del futuro governatore».

La vostra squadra è il centrodestra?
«Non siamo catalogabili con destra e sinistra, ma in questo momento se saremo invitati al tavolo del centrodestra andremo. Con le nostre idee e i nostri progetti di partito federalista, legato alla Sardegna e lontano dai partiti nazionali».

Preferirebbe un polo sovranista?
«Abbiamo lavorato 10 anni a questo progetto, l’ultima volta alle politiche del 2013, ma i risultati non sono stati dei migliori. Non dobbiamo avere paura di confrontarci con i partiti italiani perché dentro ci sono comunque sardi».

Siete indipendentisti?
«No e non lo siamo mai stati. Abbiamo nel nostro Dna il sardismo e il federalismo e la dignità di chi non vuole aspettare che ci dicano da Roma quello che dobbiamo fare».

Perché avete rotto con il Psd’Az?
«Non abbiamo condiviso alcuni metodi. Il nostro accordo era per riunirci sotto il simbolo dei 4 mori».

Rottura definitiva?
«In politica i ragionamenti si fanno discutendo di programmi. Se riusciamo a condividere un progetto, ci sarà massima apertura, ma solo con questi presupposti».

Quali priorità per la Regione?
«Di sicuro risolvere la vertenza entrate che ci priva di circa 12 miliardi di euro. Poi le infrastrutture interne perché solo così si può cominciare a lavorare sui piccoli centri e interrompere il fenomeno dello spopolamento».

Cosa si aspetta dalla campagna elettorale?
«Prima di tutto un progetto per la rinascita culturale e morale dei sardi. Non ci interessano le solite diatribe che si scatenano prima delle elezioni. Alla Sardegna, in questo momento, serve unità di intenti perché la situazione è molto difficile».

Unione Sarda del 17/08/2018, pag. 10