Gianfranco Scalas si racconta a URN Sardinnya

Una brillante carriera al servizio della “Brigata Sassari” nei principali teatri internazionali di crisi non le ha precluso l’attenzione verso la nostra terra, i problemi che la riguardano ed il suo patrimonio storico-ambientale. In che momento ha capito che la difesa della Sardegna avrebbe dovuto giocarla anche sul piano politico?

È stato il lungo percorso della mia vita professionale che mi ha portato in paesi lontani dove guerre interetniche, odi tribali, desiderio della libertà, della democrazia e di affrancarsi come popoli mi hanno fatto comprendere al meglio, almeno per me, la valenza di essere in un paese democratico dove ognuno può usare la matita e scegliere. Ma anche la forte volontà dei popoli di una completa libertà e la valenza dei sentimenti nazionali tra chi ha perso e tra chi ha vinto. Due mondi opposti talvolta in vera guerra ma perfettamente speculari: affermare la propria nazionalità.

Non meno importante è stato conoscere e vivere con i tanti Sardi che in tali contesti facevano emergere una volontà di unione impagabile. L’esatto contrario di ciò che capita nella nostra terra “pocos-prolocos e male unidos”. Ho scritto “prolocos” volutamente perché non mi è mai andato a genio il “locos”. Ma positive tutte le esperienze messe insieme, non ultimo il tragico evento di Nassiria (Iraq), eventi che hanno non poco contribuito alla riflessione: Perché non dare un contributo per la nostra Sardigna se abbiamo tante energie mentali e tanta volontà all’estero? Nulla di velleitario ma tanta convinzione e certezza che si podet.

Da protagonista di quegli eventi, ci racconti in breve perché nacque la prima Fortza Paris.

L’idea di Fortza Paris è stata una felice intuizione checché se ne dica di Efisio Serrenti e dei Sardistas. Si voleva far nascere un movimento che aggregasse le forze diciamo “moderate” ma io preferisco le forze che hanno valori di riferimento nelle radici e nella storia della nostra terra, libere da vincoli troppo ideologici, liberi di far valere le capacità dei Sardi nel governarsi. Un movimento che con il nome Fortza Paris era ed è aperto per creare una unione di chi crede nella possibilità di un governo che pensi in Sardo e lo traduca in atti per la Sardigna. Comunque un movimento che si prefigga l’obiettivo che siano gli altri ad unirsi e non il contrario.

PSD’AZ, Sardistas, Fortza Paris ed infine Rossomori: Tra il centrodestra ed il centrosinistra italiano la storia del sardismo è sempre stata costellata di violente polemiche, di scissioni e di interpretazioni differenti le quali però hanno sempre finito per fungere da stampella al centralismo italiano. Ci sono speranze che il futuro riservi positive sorprese per quanto riguarda un ipotetico Partito Nazionale Sardo?

La Sardigna politicamente mi ricorda altri paesi ove l’idea era uguale ma si dividono sui metodi, talvolta viene fatto prevalere lo ius di primogenitura…non mi pare né utile, né seme di unione. Purtroppo l’area diciamo “sardista” si divide perché non cerca le ragioni dello stare insieme come entità autonoma ma cerca le ragioni “continentali” di voler scegliere modelli che non corrispondono a mio parere all’essenza di essere Sardisti. Si cercano le ragioni di scegliere la destra, la sinistra, il centrodestra, il centrosinistra e quant’altro, ma direbbe qualcuno:<<Che c’azzecca con la nostra necessità di costruire ed avere un grande partito che abbia a modello un progetto sardo?>> Si chiami “Partito Nazionale Sardo, Partito dei Sardi, Partito Federale Sardo” purché testa e gambe siano Sarde..poi chi tra i continentali vuole allearsi ben venga, non il contrario come avviene da 60 anni e più.

In un passaggio storico in cui il Partito Sardo d’Azione si allea con il centrodestra italiano, cosa può offrire una nuova Fortza Paris al dibattito politico ed all’elettorato? Sta valutando qualcosa di meglio?

Credo che la differenza stia proprio nella presa di coscienza di quanto ho affermato precedentemente: liberi di allearci con chi condivide un percorso di governo sardo. Mi pare che la scelta del PSD’AZ cominci a trovare motivi vari di non perfetta coesione con l’attuale governo regionale e non in pochi punti. Dispiace che il nostro appello fatto anche tre anni fa ai partiti Sardi di trovarci insieme non abbia avuto alcuna risposta. Oggi si può e si deve ripartire per trovare una strada da percorrere…sperando che non sia come la 131: un cantiere sempre aperto che non si concretizza.

Il centralismo politico, sociale, culturale ed istituzionale italiano rimane la più grande spina nel fianco al diritto di emancipazione della nostra terra. Ma quanto siamo corresponsabili noi Sardi nel non aver mai creato seri progetti politici per contenere Roma?

Oltre al centralismo romano penso si debba anche valutare il centralismo che si ripete anche a livello regionale: è una malattia che pervade quasi tutte le istituzioni. L’Autonomia non è solo “per la Regione”, il concetto vale anche per gli enti locali. Un partito deve dare il massimo appoggio alle problematiche locali. Autonomia e valore delle autonomie. La Regione non può essere un altro mostro burocratico e un altro stato che impone.

La prima responsabilità di tanti anni di tale situazione è solo colpa nostra, a Roma siamo pochi, contiamo quasi nulla e per di più siamo separati e divisi in mille rivoli. Un atto di coraggio simbolico forse sarebbe un gruppo “Sardigna” nel Parlamento almeno nelle questioni interne, in continente lo sanno ed anche in Sardigna lo sanno, ma fanno lo stesso gioco. Bisogna riaffermare una nostra identità, non solo limba, istoria, cantos e ballos ma identità come essenza forte del nostro essere. Est ora.

L’indipendentismo Sardo, tra ideologie vetuste e frantumazione in varie sigle, non riesce ancora oggi a mettere insieme un robusto percorso di governo nelle istituzioni regionali. Qualora ciò avvenisse, è ipotizzabile immaginare convergenze tra autonomisti ed indipendentisti su alcuni temi chiave di generale interesse per l’isola?

Certamente questa suddivisione tra autonomisti ed indipendentisti mi lascia assai perplesso e non la condivido, né la auspico, né farò nulla per alimentarla. La visione credo sia uguale, cambia il metodo ma dico: che differenze concrete ci sono tra i due? A me pare nulla. Certo, a me piace stare con i piedi per terra e sfruttare ogni possibilità per avere un forte governo dal pensiero Sardo, di azioni per la Sardigna, e preferisco partire dal fattibile subito. Una prospettiva indipendentista è nel cuore di tanti Sardi ma realizzabile in quanti anni?..Troppi per aspettare. Troppi per creare le condizioni, ed allora riappropriamoci di quanto è nelle fattibilità subito. Poi amos a bidere.

Dalla politica ai campi di battaglia: Il valore dei nostri militari Sardi all’estero non si discute, durante la sua esperienza professionale, qual’è la storia che l’ha colpita maggiormente?

Cercherò di essere breve: i Sardi è vero che sono valorosi, ma io preferisco definirli determinati, consci, forti a ogni evento, orgogliosi. Non mi piacciono i termini quali eroi. Il Sardo oggi, rispetto ai fanti del conflitto “15-18″, ha la coscienza della paura e la capacità di dominarla. Potrei citare tanti casi -anche di vero valore- ma per me il più bel ricordo è e rimarrà il sorriso di un ragazzo Iracheno che si trascinava nel pavimento perché impossibilitato a camminare nel ricevere da un gruppo di Sassarini una carrozzella. L’immagine della gioia del ragazzo e l’abbraccio ai fanti della “Sassari” è la giusta immagine… senza dimenticare che tutti avevano le armi con loro..e la strada per il villaggio non era priva di rischi. Fortza Paris ma no a fueddus ma cun fide!